Pagine al Vetriolo Mi scappa di scrivere!

4Nov/080

La festa degli artisti

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Quello che mi piace di più del mio attuale lavoro è che, girando come un forsennato, ho la possibilità di incontrare e, di tanto in tanto, conoscere molte persone nuove: preti, suore, insegnanti di ogni ordine e grado, impiegate, segretarie... A volte mi accolgono come il salvatore, perchè aggiusto le loro stampnati, a volte come il capro espiatorio per le loro incazzature. Io, in ogni caso, li ascolto. Qualche volta si attacca bottone mentre smadonno con viti, ingranaggi, polveri colorate e non, qualche volta smadonno e basta. Uno dei clienti a cui sono più affezionato è l'hotel Cascina di Corte, sito in quel di Venaria Reale, a due passi dalla celebre Reggia.
Qui ho trovato le persone più gradevoli che si possano incontrare, chiunque vorrebbe dei clienti così!
Fra tutti, si è stretto un particolare rapporto di affetto, amicizia e simpatia con, in rigoroso ordine alfabetico per non far torto a nessuna!, Elena, Paola e Roberta.
Sono tre pazze scatenate, divertentissime e piacevolissime oltre ogni dire, con le quali condivido il piacere del vino, dello stare amabilmente insieme e anche la generazione di appartenenza... Siamo circoscritti in 4 anni di distanza.
Grazie al mio collega Marco e alla reciproca simpatia, ieri sera ho passato una delle serate più memorabili della mia esistenza. Ci siamo trovati tutti all'Ostu, una trattoria in pieno quartiere Crocetta a Torino, e tra un bicchiere di vino, un passito e Attila che ci ha accompagnato per un giro del mondo in musica con la sua malinconica fisarmonica, ho avuto modo di apprezzare le tre ragazze fuori dall'ambito lavorativo.
Dopodichè ci siamo spostati ad una specie di party filo-alternativo noiosissimo se non fosse stato per Paola, Roberta ed Elena e, dopo non so più quante birre, gin lemon e chissà cos'altro, abbiamo fatto colazione verso le 4.30 del mattino. La sveglia, alle 7, ha purtroppo interrotto la serata più bella da un pò di tempo a questa parte. Grazie a tutte e tre, sappiate che vi adoro 😉

6Lug/082

Il bivio

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bivio1us2.jpgOgni giorno compiamo inevitabilmente delle scelte: cosa indossare, cosa prendere al bar, sì o no, destra o sinistra, fare o non fare. Ci sono scelte semplici, quasi automatiche, scelte sofferte e scelte involontarie, quelle su cui abbiamo poca o scarsa libertà d'azione.
Questi bivii spesso portano ad allontanarsi o ad incontrare nuove occasioni, magari rammaricandosi per ciò che si lascia e gioendo per ciò che si trova... o si spera di trovare.
Amici, famiglia, impegni sono bivii che portano le persone a lasciarsi, ritrovarsi, perdersi e incontrarsi di nuovo perchè non si può restare fermi al bivio. E' il normale e quotidiano svolgersi degli eventi, un ciclo perpetuo di sofferenza per gli abbandoni e gioia per gli incontri, un ciclo a cui è difficile abituarsi, farci l'abitudine, restare indifferenti, soprattutto quando si cerca di incrociare di nuovo quel sentiero lastricato di tante grandi emozioni ma non si riesce più a trovarlo.
Quante persone lasciate al bivio...
Quante persone ci lasciano al bivio...
Quanti bivii da incontrare ancora...
E' sempre più opprimente, stancante.
A volte mi piacerebbe fermarmi lì, con uno sgabello, proprio al bivio: chissà se si ferma qualcuno, anche soltanto per qualche minuto.

17Feb/080

Etichette

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etichette_grande.jpgCosa distingue una confezione di pasta da una di biscotti? E' semplice: l'etichetta.
Leggendola sappiamo cosa dobbiamo aspettarci aprendo la confezione su cui è applicata, ovvero "pasta" piuttosto che "biscotti", con tutte le implicazioni cognitive e sensoriali associate a quella etichetta particolare.
Vi è mai saltato in mente di applicare delle etichette ad una persona? No? Pensateci bene... lo facciamo tutti i giorni... "donna", "uomo", "bambino", "valletta", "extracomunitario"... Ogni giorno applichiamo un cartellino sulla fronte di qualcuno, lo etichettiamo esattamente come i biscotti: un extracomunitario sarà per forza scuro di pelle, dimenticando che anche gli americani sono extracomunitari, cioè "fuori dalla comunità europea" perchè questo significa "extracomunitario", e molto probabilmente dedito ad attività tutt'altro che lecite. Eccola là, una bella etichetta appiccicata in bella vista! Forse ne avete una anche voi, appiccicata da qualche parte e non lo sapete. Chissà quale etichetta ha, ad esempio, la Professoressa Paola Lauretano, salita agli onori della cronaca per un innocente calendario... la più gentile è stata, senza dubbio, "la sexy prof di Avellino" ma credo che possiate trovarne facilmente altre

E' senza dubbio una bellissima 40enne ma ha lo stesso problema del marocchino al semaforo: la sua etichetta.
Viviamo di etichette perchè siamo svogliati, non abbiamo più tempo di renderci conto persino delle persone con cui abbiamo a che fare, come al supermercato. Sarebbe impensabile passare in rassegna migliaia di scatole tutte uguali e aprirle per riconoscerne il contenuto. Al supermercato però abbiamo a che fare con merci, oggetti, non con persone. Chi ha detto che gli immigrati devono per forza essere tutti di colore e tutti delinquenti? Chi ha detto che una bella ragazza su un calendario sia per forza solita a dissolutezza morale e sessuale? Le etichette servono a distinguere, a catalogare, ma non dovrebbero servire a giudicare.

17Gen/080

TecnoFollia

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Attorno al termine "tecnologia" si radunano fenomeni piuttosto singolari, talvolta discordanti.
C'è chi vede nella tecnologia la nuova linea di confine tra gli ignoranti e i sapienti, c'è chi attribuisce a chi detiene il sapere tecnologico un potere superiore (tecnocrazia), c'è chi la osteggia in un moderno luddismo, c'è chi la sopravvaluta quasi fosse una forza arcana.
La tecnologia è uno strumento, come un coltello: c'è chi ci taglia il pane a tavola, c'è chi ci accoltella il vicino di casa.
Il problema non è, insomma, lo strumento ma chi lo usa e come lo usa.

13Lug/050

La sindrome del supereroe

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Non ho mai apprezzato particolarmente la produzione supereroica americana, specie quella forte, sempre vincente, quella che esce sempre pettinata e composta dagli scontri, sempre con la certezza di essere nel giusto.